E dopo è silenzio.

Anche i sogni si spengono e anche l’immaginazione si abbandona alla più placida pigrizia. Non esiste più l’emozione che ti accende i giorni e le notti, la negazione prende il posto della felicità e anche il mare sembra agitarsi al suono della rassegnazione.

Fosse per me sarei già in un altro luogo, in un topos lontano e sconociuto ai più. Nella solitudine dei miei occhi, che mi accompagna da anni. Nel mondo senza suoni della mia testa, che non mi abbandona mai. In quel deserto di cactus e scorpioni che popola i miei sogni.

Un re un giorno disse alla sua sposa: “La fame di felicità non si sazia nemmeno al cospetto del pranzo più maestoso”.

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